La gestione dei social in un’epoca di crisi come quella che stiamo vivendo ora, é una novità nel mondo del social media marketing, dove gli specialisti del settore oscillano tra il parlare troppo o il parlare troppo poco, tra il fingere che vada tutto bene con posts e campagne promozionali che stonano come la stecca in un’aria della Butterfly o il piangere ad alta voce e lamentare una situazione che è oggettivamente lamentabile.

Nessuno di noi che lavoriamo in questo campo da molto o poco tempo ha una risposta univoca da dare, ma possiamo fare gruppo, condividere informazioni, strategie e risultati.

Possiamo lavorare insieme.

I SOCIALS AI TEMPI DEL CORONA VIRUS

Da dove si può iniziare?

Io inizierei con il programmare un piano di azione che ci permetta di gestire la crisi e non perdere il posizionamento acquisito.

In primo luogo programmiamo.
Usiamo gli strumenti di pubblicazione e programmiamo i nostri posts e condividiamo il nostro piano editoriale con i nostri collaboratori, se ne abbiamo, perché nel caso in cui, Dio ci scampi… ci dovessimo ammalare, avremo il nostro lavoro pronto e potremo permetterci il lusso di stare male senza angosciarci per il lavoro in arretrato.

In secondo luogo ascoltiamo.
Seguiamo quello che nel mondo dei social è noto come Social Listening o Social Monitoring.

Usiamo Sprinkler, Sprout Social, Crow Tangle e seguiamo quei processi che ci portano a scoprire quello che viene detto della nostra azienda, del nostro brand e che, se fatto bene può diventare uno degli strumenti principe per raccogliere informazioni utili ed utilizzabili.

Social listening non è soltanto attivare Google Alert per ricevere info, comunque sempre utili, è soprattutto scoprire DOVE queste conversazioni hanno luogo, è soprattutto rispondere e produrre contenuto pertinente e rilevante per quegli utenti che hanno mostrato interesse ed aiutare a risolvere i loro problemi, ovunque questo sia possibile.

Sprout Social ci dice che il 34,4% delle persone preferiscono rivolgersi ai brands per mezzo dei social media, mentre il 34,7% per cento usano la chat e solo un 19,4% usano le email per entrare in contatto con le aziende di loro interesse.

Ma il problema è che molte pagine social ignorano di avere un pessimo customer service, non rispondono o rispondono con ore di ritardo, non prestando attenzione e non rispettando le tempistiche di quelli che il mondo social definisce micro momenti e il loro ritardo o la loro scarsa considerazione nei confronti dei clienti diventa un boomerang potente, forte, inarrestabile.

Vi ricordo che quando un cliente ha avuto una cattiva esperienza e la condivide sul web, influenza fino a 17 persone, ma quando questa esperienza negativa diventa social, le persone ad essere influenzate diventano 53!!

Quindi non c’è modo più veloce di perdere clienti o potenziali clienti, dell’ignorarli, del far finta che questi non esistano.

Allora come si fa?
Allora si comincia con il dare un servizio utile, gratuito, per non fare dello sciacallaggio, per non vendere webinar a costi più alti della settimana prima, fingendo poi di fare uno sconto, contando sul fatto che essendo tutti chiusi in casa, abbiamo bisogno di avere l’illusione di fare, fare, fare.

Allora si individuano delle keywords combinate che ci permettano di rintracciare le performances dei nostri prodotti e quella dei nostri competitors.

Questo ci permetterà di individuare nuovi competitors ed intercettare nuovi clienti.

In terzo luogo creiamo.

Creiamo video utili, gratuiti, efficaci che diano un vero servizio, che aiutino non solo a far passare il tempo, quel tempo che ora sembriamo avere in abbondanza, ma a riempirlo in modo efficiente, permettendo al cliente di arricchirsi, di istruirsi, di fare ginnastica a casa, di aggiornarsi.

In quarto luogo individuiamo quegli stakeholders, che insieme a noi, stanno diffondendo la popolarità del nostro brand e collaboriamo con loro, interagiamo, creando engagement ed individuiamo quelle piattaforme sulle quali si muovono e posizioniamoci li.

E’ tanto lavoro?
Si, come sempre, ma questa volta, abbiamo anche il tempo per farlo.

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