IRPINIA TERRA DI MEZZO

BENVENUTI IN IRPINIA!

 In questi giorni sto visitando una nuova regione, nuova per me e nuova per il mercato del turismo, soprattutto del turismo di lusso: l’Irpinia.

Sono stata invitata a farlo da una mia collega ed amica, Antonella Melles, della Acheloo Tours, e dopo, confesso, non poche insistenze da parte sua, ho deciso di cogliere la palla al balzo della sua presenza in Toscana e di scendere, come dicono qui, al Sud con lei.

Il viaggio in macchina è stato piacevole e le strade della Campania si sono rivelate sorprendentemente ben manutenute e molto efficienti.

Questa volta viaggio con mio marito, cosa rara nella mia professione, dove, di solito parto, carica di bagagli…perché non si sa mai… e sola, sola perché non è professionale viaggiare per lavoro con il marito, sola perché così sono libera di lavorare le mie 12 ore al giorno con l’elmetto in testa… come dico io 😊

Questa volta viaggiamo insieme ed esploriamo insieme, ognuno dalla propria prospettiva, una regione che oggi, mio ultimo giorno qui, so avere molto da offrire.

Viaggiare in coppia è sempre un arricchimento perché ti permette di vedere cose che da solo potresti trascurare, potresti non vedere, non sentire.

Arriviamo a Nusco la sera della festa del paese e siamo accolti da un tripudio di luci, colori, allegria e tanta, tanta cordialità, tanto da farmi sentire accolta come una di casa, come una parente di ritorno da un lungo viaggio.

Cammino per le strade avvolta in una babele di suoni che riconosco a stento ed ascolto il suono delle campane a festa che mi ricordano le mie domeniche da bambina quando la campana mi ricordava che era l’ora di uscire per vedere le amiche ed andare in Chiesa.

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Cammino ed incontro un uomo, anziano, che vende cesti, vestito in modo modesto, ma la sua dignità e il suo rispetto per il suo lavoro trasudano da ogni cm della sua pelle rugosa e dai suoi occhi pieni di vita.

Si gira verso la Chiesa sui cui gradini appoggia la sua mercanzia e si fa il segno della Croce.

Il suo gesto mi colpisce come una frustata e gli occhi si riempiono di lacrime di gratitudine per avermi ricordato che il lavoro è una benedizione, che il lavoro è un dono da trattare con cura e rispetto.

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Le campane suonano, la gente sorride: siamo a casa, anche se non casa nostra.

Nusco si snoda con le sue stradine perfettamente curate e i suoi portali d’altri tempi e mi rivela un luogo diverso, fatto di palazzi nobiliari, meravigliosamente conservati e di un ritmo lento che avevo dimenticato.

La festa fa uscire le persone dalla casa come le chiocciole dopo una bella pioggia estiva: tutti sono belli, elegantemente vestiti, luccicanti.

Arriva il sindaco, un vecchio signore, un potente politico d’altri tempi, vestito con un abito di alta sartoria, accolto con l’amore che si dedica ad un vecchio padre.

Inizia la processione: la Madonna, con un mantello azzurro pieno di stelle d’argento, viene portata in giro per il paese, a benedizione di tutti.

Era tanto che non partecipavo ad una processione. E’ bello farne parte.

Riassumo il mio ruolo di site inspector e comincio a guardarmi intorno con occhio allenato.

Vedo lì un ristorante, là un bar, un po’ sotto un negozio ed una farmacia, che mi viene riaperta, miracolosamente, per un’emergenza dell’ultimo minuto, grazie all’intercessione di Carmelo, che chiama la proprietaria.  Grazie Carmelo!! Anche questo è accoglienza.

Cerco con gli occhi i segni di quello che in marketing si definirebbe un distinctive value, qualcosa che renda unico e quindi appetibile questo luogo agli occhi di un turista, che ha già visto molto dell’Italia e che vuole qualcosa in più, qualcosa di unico, di diverso.

E’ nell’angolo dopo la farmacia che vedo, quasi al buio, il piccolo laboratorio, dove una signora dal sorriso aperto e dagli occhi scuri, lavora al tombolo con una velocità sorprendente, senza mai distogliere lo sguardo, creando pezzi unici.

Sorrido e vado oltre: questo può piacere ai miei turisti, alle mie agenti.

Torno verso l’albergo e dopo una cena straordinaria per gusto e abbinamenti cucinata da Luciano, mi preparo per il primo giorno di ispezioni.

Al mattino Carmelo, il nostro Virgilio per due giorni, con la sua laurea in Economia e Commercio e la sua esperienza nel mondo dell’alta finanza, ci accoglie e con lui inizia il nostro viaggio fra i noccioli e gli alberi di noci, tra le stradine e le chiese dell’Irpinia.

Prima tappa la Chiesa di San Francesco, a Montella, dove Dino, il guardiano disponibile e gentile ci apre porte chiuse per i molti e ci racconta la storia di San Francesco, che, in viaggio verso la Terra Santa, colto dal buio e da una nevicata terribile, trovò riparo, con i suoi confratelli sotto un grande albero di noce, salvandosi e capendo che quello sarebbe stato il luogo dove fondare una nuova comunità.

IRPINIA TERRA DI MEZZO

La storia, la leggenda, chissà, hanno il loro effetto su di me e, spero, sul prossimo turista che verrà in questo luogo, e mi trovo a dire una preghiera di ringraziamento a San Francesco.

Continua il mio viaggio di conoscenza del territorio e, dopo essermi fermata vicino ad un fiume dove un gruppo di pensionati, chiacchierano, bevendo acqua e mangiando pane, parto alla volta di un piccolo pastore, che alleva pecore e mucche, dell’antichissima razza podolica, secondo l’antico uso del pascolo libero, producendo un formaggio pieno dei sapori della terra e dell’erba, pieno di sali minerali e di profumi che, chi compra il formaggio in un supermercato, ha di sicuro dimenticato.

CACIOCAVALLO

Rudy, ci accoglie con il sorriso di un giovane uomo dalla fronte imperlata di sudore e ci racconta della sua storia e del suo amore per la sua arte casearia.

Il caglio nella grande tinozza di legno, è pronto, il formaggio sta per nascere davanti ai nostri occhi.

Un piccolo miracolo di profumo e sapore.

CACIOTTA

Rudi si sposerà, a breve, e mi dice con orgoglio: “Mia moglie lavorerà con me”.

Auguri Rudi e grazie per lo splendido formaggio.

Ripartiamo.

E’ la volta di Candida e della splendida cantina delle Tenute Casoli

TENUTE CASOLI

 dove un ingegnere visionario si è innamorato di un palazzo e della sua cantina,

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trasformando l’amore in un vino profumato, inebriante che ci fa sedere e smettere di lavorare, per parlare e fare amicizia, perché si sa in vino veritas ed io aggiungo: in vino… amicitia… per citare i nostri amici latini.

BARBARA PARDINI E VILIANO VITI

Proseguiamo, ci aspetta una famosa cantina nel territorio del Taurasi, un vino asciutto, pieno, armonico, equilibrato con retrogusto persistente, che attrae migliaia di persone da tutta Italia.

Il paese è nell’ora del riposo estivo, quello che i vecchi contadini facevano quando la calura era troppo violenta per rimanere fuori e nelle stradine vuote, dai portali fantastici e dalle scale ripide.

IRPINIA TERRA DI MEZZO

IRPINIA TERRA DI MEZZO

appare un gattino nero, pelle ed ossa, ma padrone del territorio e felice di incontrare umani da cui non sembra per niente intimidito.

GATTO NERO

Continuano le site inspections: appartamenti, case, ville, alberghi, ristoranti, che userò per creare una proposta integrata come si dice in marketing, con la quale offrire al cliente un’esperienza vera, autentica, unica e forse, chissà, irripetibile.

Ore di macchina nel caldo estivo, attraverso una campagna sonnolenta.

Sono stanca, è ora di rientrare a Nusco, il paese che Antonella ha scelto per me come base, ma prima di rientrare, un ultimo colpo di coda e scopro un Palazzo con 3 stupende suites, gestite da una splendida signora con un completo floreale che mi accoglie con un sorriso che solo al Sud sanno fare, un sorriso che ti dice: “Sono felice che tu sia qui”.

E qui, nella Suite della Sposa, come mi viene presentata, trovo un letto d’argento, si avete letto bene, d’argento, pronto ad accogliere una sposa che di lì a poco indosserà il suo splendido abito dei sogni e andrà incontro ad una nuova vita, una vita piena di amore, le auguro.

IRPINIA TERRA DI MEZZO

E’ ora di andare.

Ma al Sud non si può andare senza aver condiviso qualcosa ed ecco che Daniela, mi serve su un vassoio di fine porcellana una piccola selezione di biscotti, appena sfornati dal maitre patissier, che profumano di burro e di mamma, che profumano di nostalgia.

Vado e, prima di uscire, lancio un’ultima occhiata a Daniela, con il suo bel vestito a fiori ed i suoi capelli neri, che con un sorriso accoglie la sposa e il team di professionisti che la trasformeranno in una principessa.

Il mattino dopo è il silenzio che mi sveglia e il colore del sole che entra dalla finestra.

Sono pronta per un’altra giornata.

Oggi è la volta di Gesualdo e del suo Castello, dove mi accoglie Silvia, una splendida signora dai capelli biondi e ricci che, dalla Germania, per amore, come spesso succede, ha scelto l’Italia per vivere e crescere i suoi bambini.

Silvia collabora con Antonella ed insieme stanno creando un ponte, quel ponte emotivo che porterà persone da varie parti del mondo a venire a conoscere questa terra, da troppo tempo dimenticata, dai suoi stessi abitanti, che, in cerca di fortuna l’hanno abbandonata anni fa per trasferirsi in tutte le parti del mondo.

In macchina arriviamo a Le Conche, FB LeConcheCountryHouse,

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 un progetto di vita, più che una casa vacanze, dove architetti visionari hanno dato vita ad una casa costruita nel totale rispetto della biodiversità e del rispetto ambientale, creando appartamenti pieni di luce, di spazio, arredati con eleganza dove lo stile country-chic, è qui espresso al suo meglio.

Sembra di essere in Toscana, mi trovo a pensare, ma con prezzi diversi, molto diversi, così vantaggiosi che devo controllare due volte per convincermi che siano reali.

IRPINIA TERRA DI MEZZO

I padroni di casa, Enzo, la figlia Federica ed il fidanzato Seba (stiano), ci accolgono con un gran sorriso ed un tavolo apparecchiato dove la ricotta più buona che abbia mai mangiato, mi conquista al primo morso, tanto che rubo… con un bel sorriso, anche la porzione di mio marito.

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La mangio insieme ad un pane integrale, buono e profumato.

Apprezzo l’olio, il ravece, dal sapore forte e prepotente e in un secondo, Enzo chiama i produttori per farmi avere una presentazione della loro linea.

Arriva Francesco, un uomo mite e super preparato, forte della sua laurea in scienze ambientali e mi racconta il suo progetto di vita e di lavoro lasciandomi strabiliata, io figlia di produttori di olio, per la sua competenza.

Inizia a piovere, forte, come solo in estate può fare e decidiamo di aspettare prima di andare a vedere il Mefite

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Il Mefite…un luogo dove un fenomeno naturale fa affiorare i gas… mefitici… appunto, da una terra che non smette mai di bollire emettendo odori forti, pungenti, al limite del sopportabile, che ti rimangono nelle narici per ore, che ti ricordano che la pancia della terra è un po’ come la nostra.

La ricotta che ho mangiato mi ha colpito a tal punto che decido di incontrare il pastore e di conoscere la sua realtà.

Arriviamo alla fattoria e…mai mi sarei aspettata di venire accolta dal belato di 300 pecore che, appena intraviste le vestigia del loro padrone, cominciano a chiedere a grande, grandissima voce, il loro pasto, a manifestare la loro voglia di uscire all’aperto, perché così sono abituate, ma non oggi, e no… oggi piove e l’erba bagnata diventa un nemico per l’intestino delle povere pecore che potrebbero andare incontro ad una forte infiammazione dello stomaco e morire, quindi oggi è la giornata del fieno secco… e del belato disperato… che io non so come placare e che il pastore seda con grandi quantità di fieno secco sul quale le pecore si buttano con energia.

Ultima tappa della giornata, la casa di un artista: Carmine Calò.

Una casa piena di maioliche dove il pavimento diventa un’opera d’arte e la casa un’installazione tra ceramica e scultura.

CARMINE CALO'

Incontro Carmine Calò, un uomo gentile, che lavorando i molti materiali che la natura offre, ha creato un progetto tra ali e mani, dove l’alto e il basso si cercano, si incontrano, si trovano.

E’ ora di tornare a Nusco e di cenare questa volta in un piccolo ristorante in piazza dove mangio la pasta fatta in casa con un brodo di ceci ed un millefoglie con crema ed amarene di una bontà disarmante.

La giornata è finita.

E ‘ ora di mettere insieme le idee e di dargli forma.

Si conclude qui la mia due giorni in Irpinia ed inizia qui la mia promozione della terra di mezzo, della terra cantata da Virgilio nel VII canto dell’Eneide:

Vi è un luogo al centro dell’Italia circondato da alte montagne, famoso e celebre in ogni posto: la valle d’Ansanto. Ha quinci e quindi oscure selve, e tra le selve un fiume che per gran sassi rumoreggia e cade, e sì rode le ripe e le scoscende, che fa spelonca orribile e vorago…”.